È importante adottare tecniche bio organiche di coltivazione che risanino e rendano fertili i suoli, prevengano le patologie e producano alimenti sani e ricchi di valore nutrizionale. Le tecniche di produzione biologiche e biodinamiche sono al centro dell’azione del progetto PizzAgricola. 
Per raggiungere i risultati di una buona produzione sono state coinvolte le aziende che adottano buone pratiche. Con loro si è operato a intervenire in modo sistemico con una metodologia appropriato. A titolo d’esempio dell’approccio organico seguito, si mette qui un articolo sul caso delle fitopatologie, cui si può rispondere con un’azione preventiva.
Al fine di comprendere le fitopatologie fungine vorrei proporre un approccio pratico di riconoscimento sulla base del quale individuare strategie di prevenzione e cura.
I funghi, nelle loro diverse espressioni, appartengono a una sfera dei viventi che manifesta per un verso un’attitudine alla distruzione e per un altro una proliferazione dettata da debolezza nella costruzione ordinata dei tessuti. La grande vitalità fungina, infatti, permette di costruire una fitta rete di tessuto organico nelle ife, ma impedisce la disposizione dei tessuti in forme ordinate. I tessuti organici di cui il fungo si nutre distruggendoli, sono riprodotti in una sovrabbondanza di massa organica vitale, ma quest’ultima è incapace di trattenere la forma.
La biologia contemporanea, applicando un approccio dualistico, ha diviso gli esseri viventi nelle due categorie di produttori e di consumatori. Con questo ha riprodotto nelle scienze naturali, lo schema dell’organizzazione industriale della socialità borghese tra produzione e consumo. Le due categorie stanno tra loro in un rapporto gerarchico dove i produttori, a partire dagli esseri viventi autotrofi, sono subordinati e finalizzati ai bisogni dei consumatori, a partire dagli organismi eterotrofi. Si tratta di uno schema dualistico che dispone i viventi lungo una piramide alimentare, o una linearità nutrizionale, in cui la produzione si muove indefinitamente e vettorialmente finalizzata al consumo.
In luogo dell’approccio dualistico e lineare corrente, propongo un approccio unitario e circolare. Potremmo allora osservare idealmente comportamenti più articolati nella sfera nutrizionale dei viventi. Da questa informazione potremo, infine, collocare nel giusto modo i funghi e le fitopatologie fungine. 
Gli esseri viventi stanno tra loro in un’azione reciproca di sostegno che può essere osservata in 3 classi di manifestazione. La prima è quella che chiamo della costruzione, la seconda è quella del contenimento, la terza della demolizione, o distruzione. Ciascun essere vivente in natura, lungi dall’essere solo un produttore o un consumatore, è la manifestazione articolata delle tre sfere, pur essendo prevalentemente specializzato in una di queste. 
Le piante, per esempio, sono prevalentemente costruttrici di tessuti, pur manifestando in sé la capacità di contenere tale crescita che altrimenti si manifesterebbe tendenzialmente indefinita. Capacità che osserviamo nei ritmi vegetativi, nella lignificazione, nella costruzione delle forme vegetali via via più definite, nel ritmo di espansione e contrazione e infine, magnificamente, nel fiore e frutto. Questi ultimi sono una manifestazione della forma a cui la forza vegetativa ha lasciato il posto. La capacità di distruzione dei vegetali è confinata, salvo casi particolari, al solo rapporto che essi hanno col mondo minerale. 
Gli erbivori tendono prevalentemente a manifestarsi nella loro azione di contenimento della crescita dei vegetali. I predatori sono prevalentemente capaci di contenere la crescita e la moltiplicazione degli erbivori. Gli animali di questi due gruppi alimentari non sono solo capaci di contenimento. Sono anch’essi dei costruttori di tessuti nel loro corpo, ma sono scarsamente efficienti in questa attitudine. Una vacca, per esempio, mangia molti chili di foraggio per costruire un chilo di muscoli. In questi animali si manifesta anche la sfera della demolizione, molto evidente nell’azione di difesa dall’esterno e nel sistema immunitario.
Infine la tendenza alla distruzione si manifesta magnificamente in quegli esseri viventi che si nutrono di ciò che è morto o morente. Si tratta di fauna e microfauna che si alimenta di tessuti morti, di cadaveri, o è coprofaga. A questa si aggiunge il vasto mondo dei microrganismi che demoliscono i tessuti, morti o malati, come avviene nel caso dei funghi.
I funghi sono la manifestazione della capacita di demolizione, con una grande vitalità che attinge a tessuti e sostanze organici altrui, dapprima distruggendoli, poi ricostruendo un nuovo tessuto per polimerizzazione. Demoliscono piante che sono morte o sono squilibrate per eccesso o carenza di vitalità.
I funghi, nella loro attitudine a demolire, sono un’espressione molto accentuata di vitalità demolitrice (che si manifesta soprattutto nella crescita eccessiva) e di una tendenza moderata al contenimento, che si manifesta nella copertura cicatrizzante. Infine il fungo tende a moltiplicare i suoi tessuti colonizzando i substrati senza differenziarsi da essi. Il fungo, dunque, demolisce e tende a contenere cicatrizzando. Queste due tendenze polari appaiono ben differenziate in alcuni tipi di funghi.
In forza di queste considerazioni possiamo comprendere i funghi attraverso due tipi distinti di manifestazione, i cui gesti evidenziano due nature polarmente opposte. Il primo tipo di fungo interviene sui vegetali dove ci sono squilibri nell’espansione e nella crescita, il secondo interviene nei vegetali in cui si manifestano squilibri della contrazione, del contenimento, della cicatrizzazione. Queste due manifestazioni, in forma di  due distinti gesti, possono essere osservati sia nella fisiologia del fungo, sia nel manifestarsi delle patologie fungine stesse, ma non solo. Prima che la patologia interessi la pianta in modo sintomaticamente evidente, potremo osservarne la presenza di sintomi solo formali, proprio nelle forme che sta assumendo la pianta, nel comportamento del vigneto e persino nelle forme del paesaggio agricolo. Questo perché, come detto, ciò che chiamiamo patologia vegetale è la manifestazioni di squilibri più ampi che inizialmente appaiono sul piano formale e solo successivamente afferrano i tessuti della pianta con lesioni patologiche.
Crescita e cicatrizzazione sono due funzioni vitali: la prima è la funzione di moltiplicare i tessuti e la seconda è la funzione di riparare e guarire i danni. Tutto ciò che cresce rigoglioso, che manifesta in modo eccessivo il vigore primaverile, potenzia una corrente di forze che corre dall’interno verso l’esterno. La tendenza di forma è verso la rotondità e il turgore. L’eccesso si manifesta in questo caso soprattutto alla base delle forme prese in considerazione, o a partire dal colletto della pianta. Un tipo vegetale che nel suo stato naturale manifesta una propensione all’abbondanza, alle forze d’acqua e alla nutrizione da elementi grezzi del suolo è la cucurbitacea. L’esemplare di questo tipo vive di mineralità e di liquidità. Si trova a suo agio nell’abbondante mineralità del suolo, anche se composta di nutrienti grezzi. È rotonda, ha foglie e frutti carichi di acqua e l’abbondanza di crescita procede dalla base diminuendo via via verso gli apici. I frutti più vicini alla base della pianta sono i più grandi e i più saporiti, perché hanno sviluppato maggiore valore nutrizionale. Un comportamento opposto lo osserviamo nella fruttificazione dell’olivo. L’olivo è una pianta che vive di aria, luce e calore. Le foglie quasi rifuggono di manifestare la mineralità insita nella clorofilla e tendono all’argento sposato al verde chiaro brillante. Questo almeno avviene nelle piante di olivo che non sono state squilibrate da un’eccessiva concimazione azotata, che porrta alla pianta un innaturale verde bluastro di stoffa pesante. La clorofilla, che nel mondo vegetale rappresenta la presenza del morto minerale incluso nella vita vegetale, è attenuata nella sua manifestazione da un color cenere, come se la clorofilla sia stata calcinata da luce e calore. Apportare nutrienti minerali grezzi non porta l’olivo a diventare più verde, ma fa assumere alla pianta un colore blu e una forma appesantita. L’olivo solitamente protegge se stesso attraverso il calore, assumendo calore, sintetizzando il calore solare e terrestre in olio, coprendosi di una grande quantità di olio che ammanta la pianta da fuori, coprendo e proteggendo tutto l’essere. Quando invece l’olivo è concimato eccessivamente, la produzione di olio e olive tende a ridursi e se può anche produrre più olive, finisce col sintetizzare una quantità minore di olio in percentuale. L’olivo dovrebbe riverberare d’argento e luce ed essere leggero e disperso verso l’aria, in modo da permettere il concentrarsi su di esso del calore in forma di olio. I frutti dell’olivo hanno un gesto opposto a quelli di una cucurbitacea come la zucca. Le olive più grandi sono agli apici, poiché è da li che arriva il calore e l’olio. Viceversa le olive vicine alla base dei rami fruttiferi hanno dimensioni minori.
Osservare in questo modo ci permette di ritrovare queste tendenze morfologiche e funzionali, nel comportamento della pianta di cereali, negli ortaggi, nelle leguminose, nella vite e negli stessi impianti. Osserveremo il loro tendere verso una polarità, o un’altra.
Un fungo rappresentante della tendenza all’espansione e alla vigoria, è la peronospora. Questa è direttamente connessa con la fase fenologica di sviluppo della pianta. Come fungo sorge dall’interno verso l’esterno ed è l’immagine stessa di una crescita eccessiva. Nella vite è favorita dall’umidità, dai nutrienti grezzi di un suolo non strutturato e da portainnesti vigorosi. Sono manifestazioni di questa polarità i marciumi, le moltiplicazioni celulari del tessuto vegetale, che portano a una perdita di forma. 
Un fungo che invece rappresenta la tendenza alla contrazione, ad ammantare da fuori la pianta e ricoprirla di un velo, è l’oidio, che è direttamente connesso con la fase di maturità della pianta, ossia quando nella pianta dovrebbero insorgere azioni cicatrizzanti, tendenti al mantenimento in vita, al sano invecchiamento. Nella vite l’oidio è favorito da contesti di incenerimento, da un terreno compattato e privo di vita, dal calore bruciante, dalla scarsa vitalità del contesto ambientale. Come della precedente polarità sono manifestazione i marciumi, così di questa polarità sono manifestazione le muffe. Occorre anche precisare che, quando si sia instaurata una tendenza squilibrata, i sintomi patologici diventano complessi. Ciò dipende dal fatto che le due azioni si sommano, o si mescolano, o si intensificano vicendevolmente. Così, per esempio, a un tessuto eccessivamente rigoglioso che perde la forma, si associa una muffa che vorrebbe contenere il suo sviluppo e che infine porta a marcire.
Osserviamo quindi con attitudine immaginativa il gesto delle piante e del contesto stesso, così che, prima ancora che insorga la malattia in modo conclamato, possiamo riconoscerne i sintomi solo dalle forme rappresentative dei diversi organismi fungini. Comprenderemo quale sia la polarità di cui sono indicatori e potremo introdurre azioni correttrici volte a ripristinare quel sano equilibrio che previene le patologie.
Propongo ora un esercizio attraverso l’osservazione di alcune patologie fungine. Qui di seguito ho riportato alcuni esempi patologie e di funghi a cui sono riferite. Sono funghi noti per il loro potenziale manifestarsi come patogeni in condizione di squilibrio. Potremo esercitarci a osservare sulle piante le manifestazioni patogene connesse a questi funghi per scoprire se esse sono più prossime al polo della marcescenza, o più al polo dell’ammuffimento. 
Ogni patologia è un fenomeno che sorge dall’incontro tra due realtà, che chiamiamo agente patogeno e corpo malato. La patologia trova spazio e si innesta nella cooperazione tra patogeno e terreno adatto al suo sviluppo. Osserviamo allora dapprima come si manifesta una specifica patologia fungina in un determinato vegetale. Riconosciamo la polarità prevalente cui appartiene la patologia osservata e il fungo di riferimento. Successivamente rivolgiamo lo sguardo all’aspetto generale della specifica pianta colpita e confrontiamo questa pianta con il tipo ideale di pianta sana della varietà a cui appartiene. La pianta nella sua conformazione ideale conforme al tipo, convive col fungo senza manifestare patologie significative. Con l’osservazione razionale comparata tra tipo ideale in equilibrio e pianta ammalata, finiremo per osservare idealmente le forme in squilibrio rispetto al tipo varietale d’origine. È questa un’osservazione che avviene razionalmente. Grazie all’esercizio osservativo ideale ripetuto nel tempo, diventeremo capaci di scorgere, già direttamente sulle piante che non presentano ancora lesioni, le prime deboli forme di squilibrio polare che, se trascurato, porterebbe a patologie conclamate.
Escoriosi (agente eziologico: Phomopsis viticola); Eutipiosi (agente eziologico: Eutypa lata); Marciume bianco (Coniothyrium diplodiella); Marciume nero (agente eziologico: Guignardia  Bidwellii); Marciume radicale fibroso (agente eziologico: Armillaria mellea); Marciume radicale lanoso (agente eziologico: Rosellinia necatrix); Marciumi vari del grappolo (agente eziologico diverso da Botrytis cinerea: Alternaria, Aspergillus, Penicillium, ecc.); Muffa grigia del grappolo (agente eziologico: Botrytis cinerea Pers.); Oidio (agente eziologico: Erysiphe necator); Peronospora (agente eziologico: Plasmopara viticola); Piede nero (agente eziologico: Cylindrocarpon); Verticillosi (agente eziologico: Verticillium dahliae).
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